L’opera presentata ieri sulla riconversione della dismessa fabbrica ITALTUBI nel Comune di Torre Annunziata in Centro Commerciale impone una riflessione sul destino del Territorio, con un’attenzione a tutta l’area vasta in cui ricade in ragione proprio della sua importanza strategica nazionale e di attrattore internazionale.
Il progetto é in contrasto con gli indirizzi di pianificazione e di governo del territorio definiti nel Piano Territoriale Regionale. L’intera area, infatti, è localizzata all’interno del Sistema Territoriale di Sviluppo (STS) Area F3 Miglio d’Oro – Torrese Stabiese. Tale sistema viene definito a vocazione “paesistico-culturale-ambientale” e non certo a destinazione commerciale o, genericamente, “per servizi”. Tali indirizzi vengono continuamente invocati ed utilizzati in tutti i documenti legati alla programmazione dei fondi comunitari. Sull’area, tra l’altro, gravitano diverse strutture della medesima tipologia, tra cui La Cartiera, Auchan, e il maximall Oplonti. Tutti a poche centinaia di metri da Pompei e dalla nuova struttura da realizzare. Una pianificazione del commercio schizofrenica e non connessa con le visions di sviluppo che la Regione ha inutilmente tracciato. Né si può invocare un liberismo economico, magari frainteso, perché è noto che l’intero settore dei retail parks in Campania soffre e, in ogni caso, tende a penalizzare i fondamentali esercizi di vicinato e di qualità, utili anche a presidiare tessuti urbani altrimenti destinati alla marginalità.
Il territorio, al contrario, è dotato di un’ingente ricchezza di patrimonio paesaggistico, di beni culturali, di prodotti enogastronomici e dovrebbe rappresentare un’occasione per consolidare le risorse presenti con l’utilizzo sapiente dei beni in una prospettiva realmente di sistema integrato di tutti i fattori determinanti il conto economico dell’area in questione e non diventare un esempio di consumo di territorio hic et nunc con effimere attività economiche contro ogni visione intelligente di governo del territorio (Smart Territory).
Il sapiente uso dell’innovazione tecnologica ha dimostrato in campo internazionale che in breve tempo è possibile cambiare lo scenario del degrado in cui versano alcune zone territoriali significative e paradigmatiche; infatti, le materie prime del territorio, affidate a un capitale umano opportunamente formato e competente, sono state l’humus generativo di valore sociale, della qualità del lavoro e della vita.
Nel caso in esame, la dispersione di competenze, la mancanza di capacità di applicazione su grande scala dei sistemi di controllo e di registrazione dei dati e di gestione della programmazione degli interventi che, purtroppo, opera per settori separati senza una regia in grado di integrare esperienze e capacità di innovazione sulla prevenzione e gestione dei rischi, é il male peggiore. Infatti, la creazione di un ennesimo centro commerciale, un altro non luogo, è un rischio tale che non è possibile nemmeno lontanamente ipotizzarne la realizzazione.
La Politica, se vuole riguadagnare la fiducia dei cittadini e ridare speranza e partecipazione alle comunità, deve programmare seriamente azioni concrete partendo dalla creazione di un inventario delle risorse scientifiche, tecnologiche e imprenditoriali di cui dispone per promuovere il territorio come un’unitaria Fabbrica della Conoscenza.
Mi rendo conto che ci vuole coraggio per governare senza mediare tra interessi settoriali, egoismi, azioni interdittive, ma il disastro provocato, ad esempio come l’incendio del Vesuvio, impone un radicale cambiamento di rotta con soluzioni integrate tra tutti i portatori di interesse per la salvaguardia e la tutela del Paesaggio, dei Beni Culturali, delle risorse e delle materie prime.
Il Governo del Territorio deve considerarsi, dunque, un Bene Culturale perché incide sulla qualità della vita delle persone in quanto abbraccia gli aspetti della sicurezza (nella sua più ampia connotazione), della formazione, del tempo libero, del lavoro e dello sviluppo produttivo e economico, in ragione soprattutto di un Turismo attrattivo e competitivo.
Non dimentichiamo che la Campania e il mezzogiorno d’Italia possiede un vasto Patrimonio dell’Umanità UNESCO materiale e immateriale e se la natura e la cultura hanno creato una siffatta ricchezza, coloro che hanno responsabilità politiche, culturali e imprenditoriali sono chiamati a declinare e a restituire, come in una partita doppia, le risorse disponibili provenienti dal passato, e quelle acquisibili in itinere, implementate e prodotte con un illuminato e corretto governo del territorio.
Pertanto, a mio avviso, due sono le strade da percorrere;
la prima è un’approfondita conoscenza dei luoghi e delle risorse, ampliandone il concetto anche a tutto ciò che appartiene ai detrattori ambientali, per creare una programmazione consapevole di interventi finanziari sinergici pubblico/privato. Quest’attività deve essere sostenuta da un progetto partecipato sul lavoro delle persone di oggi per l’umanità di domani che implichi l’impiego di competenze multidisciplinari finalizzate ad un unitario processo di produzione di abilità fondate sulla cultura immateriale e su quella materiale. La Storia ci ha consegnato esempi paradigmatici come il governo del grande Statista Coluccio Salutati, la Res Publica di Firenze, e la cultura dell’Umanesimo che integrando saperi, competenze e conoscenze immateriali innovative è precipitata in fisicità, il Rinascimento, destinata al futuro come duraturo valore del Patrimonio Mondiale.
La seconda è una rivoluzione dell’industria del Sapere, auspicata e favorita dalla terza missione dell’Università, che deve produrre risultati e buone pratiche per il trasferimento tecnologico al mondo dell’Impresa e della Pubblica Amministrazione finalizzate ad individuare gerarchie di finanziamenti appropriati da spendere per il bene comune; anche qui è indifferibile e necessario l’utilizzo della partita doppia e il controllo di gestione sui risultati derivanti dagli investimenti in ricerca e innovazione.
Con questa prospettiva opera da diversi anni il Centro di Competenza Regionale Benecon che ho l’onore di presiedere (nel 2016 l’UNESCO ha conferito a chi scrive la Cattedra su Landscape, Cultural Heritage and Territorial Governance, incardinata presso il Centro stesso), Consorzio Universitario di 4 Università Pubbliche, Università della Campania, Federico II, Salerno e Sannio e Pegaso, Università Telematica Privata; da circa quattro anni il Benecon, proseguendo l’attività iniziata sull’area F3 Miglio d’Oro Torrese – Stabiese con le risorse derivanti dal Progetto acquisito con il bando Campus Pompei, monitora e patrimonializza dati per ottimizzare processi di programmazione e di interventi progettuali inerenti il territorio del Vesuvio e dei comuni da San Giorgio a Castellammare, ricadenti così come delimitati dal sistema STS sopra menzionato. Ricercatori di elevata competenza rilevano, gestiscono e patrimonializzano i dati delle risorse economiche e territoriali con l’utilizzo di sofisticate tecnologie di gestione di dati complessi, a tal proposito riveste una notevole rilevanza il protocollo che il Benecon ha stipulato dal 2011 con il Comando Generale della Guardia di Finanza per l’utilizzo di sensori aviotrasportati finalizzati al rilievo del territorio dei siti inquinati in attività di controllo nazionale e internazionale.
Il fine del Centro di Ricerca é orientare il proprio operato a concreti progetti alle diverse scale da quella urbanistica di area vasta alla rigenerazione del costruito e alla proposizione di un nuovo architettonico rispettoso dei valori dell’identità e delle radici dei luoghi e, pertanto, di indirizzare le scelte della Pubblica Amministrazione e del mondo produttivo verso soluzioni di un corretto sviluppo del territorio.
Come è possibile confrontare dalle immagini, l’intervento progettuale proposto sull’area ex ITALTUBI scaturisce da un’analisi di tutta l’area F3 del Piano Territoriale Regionale. La destinazione di ART DISTRICT, sull’innovazione tecnologica e sulla formazione di competenze nel settore della produzione di beni e servizi per creare valore fondato sulla conoscenza, è la scelta risultante dalla necessità di coprire un’attività da integrare con le altre che si propongono sul territorio e che per la loro definizione non basterebbe lo spazio messo a disposizione per l’odierna comunicazione.
Pertanto, a un nuovo centro commerciale delegittimante la natura dei luoghi che risulta negare le radici, l’identità del paesaggio, di una sgradevole immagine formale non può che augurarsi, per il bene comune, il restauro e recupero del bene ex ITALTUBI che presenta un indubbio valore formale di archeologia industriale. A ciò va aggiunto che per le sue qualità spaziali, l’ex ITALTUBI, liberato anche dal recinto di una desueta concezione di Fabbrica, possa aprirsi alla rete di relazioni immateriali che sono il fondamento della sua continuità in una Fabbrica 4.0, aperta al mercato mondiale, naturale raccordo tra l’area archeologica di Pompei, già forte brand territoriale, e la costa e il mare.
Ancora una volta ci deve guidare la consapevolezza che “la cultura possiede una forza plastica in grado di risanare parti spezzate e di recuperare parti perdute” (Nietzsche).

Prof. Carmine Gambardella
Cattedra UNESCO
on Landscape, Cultural Heritage and Territorial Governance

Presidente di Benecon Scarl

Il Mattino – 2 Agosto 2017
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Il Mattino – 1 Agosto 2017
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